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La
tecnica della fusione nelle statue in bronzo: è da sempre il procedimento più
usato dallo scultore per ottenere statue in bronzo dalle forme complesse. Questa
tecnica possiede svariate modalità d’applicazione: fusione a sabbia, fusione a
cera persa, ecc., ma tutte sono basate su uno stesso principio generale. Il
metallo viene portato in un crogiolo a temperatura di fusione; una volta
raggiunta la liquefazione, esso viene versato in uno stampo negativo, nel quale
raffreddandosi, si solidifica. In seguito, il metallo viene estratto dallo
stampo per essere rifinito e cesellato a freddo conferendogli la forma della
statua in bronzo desiderata. Per le statue in bronzo si distinguono due metodi
di fusione: diretto o indiretto. Per quest’ultimo si tratta di realizzare delle
riproduzioni in bronzo di opere esistenti in altri materiali (gesso, argilla
ecc.) che devono essere prima stampate e poi riprodotte. Nel metodo diretto la
scultura viene realizzata subito in cera, che sarà persa durante la cottura
dello stampo, prima della colata del metallo. Questo processo dà luogo a
esemplari unici di sculture in bronzo. La tecnica indiretta, permette al
contrario, di ottenere più esemplari, a partire dallo stampo dell’opera
originale. La fusione a cera persa: questa tecnica si applica a sculture
complicate, delle quali si desidera ottenere un unico esemplare o un numero
limitato di copie. Il modello di cera viene circondato Da uno stampo in
materiale refrattario, poi eliminato in seguito alla fusione. Il metallo fuso è
quindi colato nello stampo e prende il posto di quello della cera. La statua in
bronzo viene estratta distruggendo lo stampo. La fusione a sabbia: l’impronta
del modello della statua in bronzo da realizzare viene presa con sabbie
silicoargillose che vengono premute contro di esso in un telaio. Il modello
viene tolto dallo stampo prima di iniziare la colata. La statua in bronzo viene
sformata con l’inevitabile distruzione dello stampo. Questa tecnica permette di
tirare un gran numero di esemplari. Le tecniche menzionate sono in uso fin
dall’antichità; attualmente si sono aggiunte ad esse nuovi processi di fusione
per le statue in bronzo. Tra queste sono da tenere in considerazione: La fusione
con modelli in polistirene: Il modello per la statua in bronzo viene realizzato
in polistirene espanso. Viene stampato, sia a sabbia sia a stampo refrattario,
poi il metallo viene colato direttamente senza togliere il modello. Questo
perché il polistirene, al contatto con il metallo fuso, fonde istantaneamente e
si volatilizza. Sia il modello sia lo stampo andranno perduti. Il processo di
“Shaw” (ceramic-shell casting): messa a punto in Gran Bretagna nel 1938 dai
fratelli Shaw. Consiste nell’utilizzare una miscela di silicato di etile, di
acqua e di materiale di refrattario molto fine, per la fabbricazione dello
stampo. La miscela viene colata a più riprese, fino ad uno spessore da 6 a 13
mm. Quindi viene eliminata la cera del modello, scaldando lo stampo che verrà
esposto a fiamma viva per eliminare gli elementi non refrattari. Dopo la
colatura del metallo si otterrà la statua in bronzo. La fusione in stampi
carapace: consiste nell’utilizzare, per la realizzazione dello stampo, una
sabbia silicea a grana fine, agglomerata con una resina termoinduribile. Lo
stampo, di piccolo spessore, può essere utilizzato per più statue in bronzo. La
fusione per centrifugazione ed iniezione: processo ideale per piccole statue in
bronzo che esigono molta precisione. Il metallo viene fuso tramite induzione
(procedimento speciale che combina capi magnetici e rotazione del crogiolo) poi,
quando la temperatura ottimale è raggiunta, viene iniettato nello stampo. Queste
quattro tecniche di fusione sono soprattutto utilizzate industrialmente ma
possono entro certi limiti, essere applicate per le statue in bronzo in modo
artigianale. La fusione di una statua in bronzo viene fatta in varie tappe:
stampaggio del modello in gesso - tiratura di una copia della statua in cera -
installazione di un’anima refrattaria - installazione di condotti d’aria e di
getti sulla statua di cera - realizzazione di uno stampo in polvere o in sabbia
- eliminazione della cera attraverso la fusione in forno; indurimento nello
stampaggio a sabbia - la fusione del bronzo nel crogiolo - la colata del metallo
fuso nello stampo - il raffreddamento - la rifinitura della statua in bronzo. Le
statue in bronzo di piccole dimensioni possono essere colate piene, mentre le
statue in bronzo più grandi saranno vuote per i seguenti motivi: al fine di
ridurre lo spreco del metallo e quindi il costo della statua in bronzo - per
ridurre il peso della statua in bronzo - per la solidità:in effetti una statua
in bronzo vuota è più solida di una equivalente ma piena - per evitare le
alterazioni causate dal ritiro di una massa di metallo troppo grande. Tecnica
della fusione a cera persa delle statue in bronzo: Questo processo, che è il più
antico, era già conosciuto dagli Egizi. Ne è stato fatto largo uso durante
l’epoca classica greca con una notevole produzione di statue in bronzo, così
come nel Rinascimento italiano. Benvenuto Cellini racconta nelle sue memorie,
come ha colato la statua in bronzo del Perseo nel suo studio. Questo caso è
probabilmente eccezionale perché la maggior parte degli scultori per la fusione
delle loro statue in bronzo si rivolgevano a fonderie specializzate, al quale
affidavano il loro modello originale in gesso o argilla. La tecnica della
fusione nei bassorilievi in bronzo: è da sempre il procedimento più usato dallo
scultore per ottenere bassorilievi in bronzo dalle forme complesse. Questa
tecnica possiede svariate modalità d’applicazione: fusione a sabbia, fusione a
cera persa, ecc., ma tutte sono basate su uno stesso principio generale. Il
metallo viene portato in un crogiolo a temperatura di fusione; una volta
raggiunta la liquefazione, esso viene versato in uno stampo negativo, nel quale
raffreddandosi, si solidifica il bassorilievo in bronzo. In seguito, il metallo
viene estratto dallo stampo per essere rifinito e cesellato a freddo
conferendogli la forma del bassorilievo in bronzo desiderato. Per i bassorilievi
in bronzo si distinguono due metodi di fusione: diretto o indiretto. Per quest’ultimo
si tratta di realizzare delle riproduzioni in bronzo di bassorilievi esistenti
in altri materiali (gesso, argilla ecc.) che devono essere prima stampati e poi
riprodotti. Nel metodo diretto il bassorilievo viene realizzato subito in cera,
che sarà persa durante la cottura dello stampo, prima della colata del metallo.
Questo processo dà luogo a esemplari unici di bassorilievi in bronzo. La tecnica
indiretta, permette al contrario, di ottenere più esemplari, a partire dallo
stampo del bassorilievo originale. La fusione a cera persa: questa tecnica si
applica a sculture complicate, delle quali si desidera ottenere un unico
esemplare o un numero limitato di copie. Il modello di cera viene circondato da
uno stampo in materiale refrattario, poi eliminato in seguito alla fusione. Il
metallo fuso è quindi colato nello stampo e prende il posto di quello della
cera. Il bassorilievo in bronzo viene estratto distruggendo lo stampo. La
fusione a sabbia: l’impronta del modello del bassorilievo in bronzo da
realizzare viene presa con sabbie silicoargillose che vengono premute contro di
esso in un telaio. Il modello viene tolto dallo stampo prima di iniziare la
colata. Il bassorievo in bronzo viene sformato con l’inevitabile distruzione
dello stampo. Questa tecnica permette di tirare un gran numero di bassorilievi
in bronzo. Le tecniche menzionate sono in uso fin dall’antichità; attualmente si
sono aggiunte ad esse nuovi processi di fusione per i bassorilievi in bronzo.
Tra queste sono da tenere in considerazione: La fusione con modelli in
polistirene: Il modello per il bassorilievo in bronzo viene realizzato in
polistirene espanso. Viene stampato, sia a sabbia o a stampo refrattario, poi
il metallo viene colato direttamente senza togliere il modello. Questo perché il
polistirene, al contatto con il metallo fuso, fonde istantaneamente e si
volatilizza. Sia il modello sia lo stampo andranno perduti. Il processo di
“Shaw” (ceramic-shell casting): messa a punto in Gran Bretagna nel 1938 dai
fratelli Shaw. Consiste nell’utilizzare una miscela di silicato di etile, di
acqua e di materiale di refrattario molto fine, per la fabbricazione dello
stampo. La miscela viene colata a più riprese, fino ad uno spessore da 6 a 13
mm. Quindi viene eliminata la cera del modello, scaldando lo stampo che verrà
esposto a fiamma viva per eliminare gli elementi non refrattari. Dopo la
colatura del metallo si otterrà il bassorilievo in bronzo. La fusione in stampi
carapace: consiste nell’utilizzare, per la realizzazione dello stampo, una
sabbia silicea a grana fine, agglomerata con una resina termoinduribile. Lo
stampo, di piccolo spessore, può essere utilizzato per più bassorilievo in
bronzo. La fusione per centrifugazione ed iniezione: processo ideale per piccoli
bassorilievi in bronzo che esigono molta precisione. Il metallo viene fuso
tramite induzione (procedimento speciale che combina capi magnetici e rotazione
del crogiolo) poi, quando la temperatura ottimale è raggiunta, viene iniettato
nello stampo. Queste quattro tecniche di fusione sono soprattutto utilizzate
industrialmente ma possono entro certi limiti, essere applicate per i
bassorilievi in bronzo in modo artigianale. La fusione di un bassorilievo in
bronzo viene fatta in varie tappe: stampaggio del modello in gesso - tiratura di
una copia del bassorilievo in cera - installazione di un’anima refrattaria -
installazione di condotti d’aria e di getti sul bassorilievo di cera -
realizzazione di uno stampo in polvere o in sabbia - eliminazione della cera
attraverso la fusione in forno; indurimento nello stampaggio a sabbia - la
fusione del bronzo nel crogiolo - la colata del metallo fuso nello stampo - il
raffreddamento - la rifinitura del bassorilievo in bronzo. I bassorilievi in
bronzo di piccole dimensioni possono essere colati pieni, mentre i bassorilievi
in bronzo più grandi saranno vuoti per i seguenti motivi: al fine di ridurre lo
spreco del metallo e quindi il costo del bassorilievo in bronzo - per ridurre il
peso del bassorilievo in bronzo - per la solidità: in effetti un bassorilievo in
bronzo vuoto è più solido di uno equivalente ma pieno - per evitare le
alterazioni causate dal ritiro di una massa di metallo troppo grande. Tecnica
della fusione a cera persa dei bassorilievi in bronzo: questo processo, che è il
più antico, era già conosciuto dagli Egizi. Ne è stato fatto largo uso durante
l’epoca classica greca con una notevole produzione di bassorilievi in bronzo,
così come nel Rinascimento italiano. Benvenuto Cellini racconta nelle sue
memorie, come ha colato la statua in bronzo del Perseo nel suo studio. Questo
caso è probabilmente eccezionale perché la maggior parte degli scultori per la
fusione dei loro bassorilievi in bronzo si rivolgevano a fonderie specializzate,
al quale affidavano il loro modello originale in gesso o argilla. Il metodo
indiretto: viene utilizzato quando si desidera riprodurre un bassorilievo in
bronzo gia realizzato in altri materiali, eccetto la cera. Lo scultore deve,
prima di tutto, fare uno stampo del bassorilievo da riprodurre. Una volta
terminato lo stampo, che potrà essere in gelatina, oppure in gesso composto da
più elementi o in caucciù silicone, gli si colerà dentro la cera. La tecnica
della fusione nei busti in bronzo: è da sempre il procedimento più usato dallo
scultore per ottenere busti in bronzo dalle forme complesse. Questa tecnica
possiede svariate modalità d’applicazione: fusione a sabbia, fusione a cera
persa, ecc., ma tutte sono basate su uno stesso principio generale. Il metallo
viene portato in un crogiolo a temperatura di fusione; una volta raggiunta la
liquefazione, esso viene versato in uno stampo negativo, nel quale
raffreddandosi, si solidifica. In seguito, il metallo viene estratto dallo
stampo per essere rifinito e cesellato a freddo conferendogli la forma del busto
in bronzo desiderato. Per i busti in bronzo si distinguono due metodi di
fusione: diretto o indiretto. Per quest’ultimo si tratta di realizzare delle
riproduzioni in bronzo di busti esistenti in altri materiali (gesso, argilla
ecc.) che devono essere prima stampati e poi riprodotti. Nel metodo diretto il
busto viene realizzato subito in cera, che sarà persa durante la cottura dello
stampo, prima della colata del metallo. Questo processo dà luogo a esemplari
unici di busti in bronzo. La tecnica indiretta, permette al contrario, di
ottenere più esemplari, a partire dallo stampo del busto originale. La fusione a
cera persa: questa tecnica si applica a sculture complicate, delle quali si
desidera ottenere un unico esemplare o un numero limitato di copie. Il modello
di cera viene circondato Da uno stampo in materiale refrattario, poi eliminato
in seguito alla fusione. Il metallo fuso è quindi colato nello stampo e prende
il posto di quello della cera. Il busto in bronzo viene estratto distruggendo lo
stampo. La fusione a sabbia: l’impronta del modello del busto in bronzo da
realizzare viene presa con sabbie silicoargillose che vengono premute contro di
esso in un telaio. Il modello viene tolto dallo stampo prima di iniziare la
colata. Il busto in bronzo viene sformato con l’inevitabile distruzione dello
stampo. Questa tecnica permette di tirare un gran numero di busti in bronzo. Le
tecniche menzionate sono in uso fin dall’antichità; attualmente si sono aggiunte
ad esse nuovi processi di fusione per i busti in bronzo. Tra queste sono da
tenere in considerazione: La fusione con modelli in polistirene: Il modello per
il busto in bronzo viene realizzato in polistirene espanso. Viene stampato, sia
a sabbia o a stampo refrattario, poi il metallo viene colato direttamente senza
togliere il modello. Questo perché il polistirene, al contatto con il metallo
fuso, fonde istantaneamente e si volatilizza. Sia il modello sia lo stampo
andranno perduti. Il processo di “Shaw” (ceramic-shell casting): messa a punto
in Gran Bretagna nel 1938 dai fratelli Shaw. Consiste nell’utilizzare una
miscela di silicato di etile, di acqua e di materiale di refrattario molto fine,
per la fabbricazione dello stampo. La miscela viene colata a più riprese, fino
ad uno spessore da 6 a 13 mm. Quindi viene eliminata la cera del modello,
scaldando lo stampo che verrà esposto a fiamma viva per eliminare gli elementi
non refrattari. Dopo la colatura del metallo si otterrà il busto in bronzo. La
fusione in stampi carapace: consiste nell’utilizzare, per la realizzazione dello
stampo, una sabbia silicea a grana fine, agglomerata con una resina
termoinduribile. Lo stampo, di piccolo spessore, può essere utilizzato per più
busti in bronzo. La fusione per centrifugazione ed iniezione: processo ideale
per piccoli busti in bronzo che esigono molta precisione. Il metallo viene fuso
tramite induzione (procedimento speciale che combina capi magnetici e rotazione
del crogiolo) poi, quando la temperatura ottimale è raggiunta, viene iniettato
nello stampo. Queste quattro tecniche di fusione sono soprattutto utilizzate
industrialmente ma possono entro certi limiti, essere applicate per i busti in
bronzo in modo artigianale. La fusione di un busto in bronzo viene fatta in
varie tappe: stampaggio del modello in gesso - tiratura di una copia del busto
in cera - installazione di un’anima refrattaria - installazione di condotti
d’aria e di getti sul busto di cera - realizzazione di uno stampo in polvere o
in sabbia - eliminazione della cera attraverso la fusione in forno; indurimento
nello stampaggio a sabbia - la fusione del bronzo nel crogiolo - la colata del
metallo fuso nello stampo - il raffreddamento - la rifinitura del busto in
bronzo. I busti in bronzo di piccole dimensioni possono essere colati pieni,
mentre i busti in bronzo più grandi saranno vuoti per i seguenti motivi: al fine
di ridurre lo spreco del metallo e quindi il costo del busto in bronzo - per
ridurre il peso del busto in bronzo - per la solidità:in effetti un busto in
bronzo vuoto è più solido di uno equivalente ma pieno - per evitare le
alterazioni causate dal ritiro di una massa di metallo troppo grande. Tecnica
della fusione a cera persa dei busti in bronzo: questo processo, che è il più
antico, era già conosciuto dagli Egizi. Ne è stato fatto largo uso durante
l’epoca classica greca con una notevole produzione di busti in bronzo, così come
nel Rinascimento italiano. Benvenuto Cellini racconta nelle sue memorie, come ha
colato la statua in bronzo del Perseo nel suo studio. Questo caso è
probabilmente eccezionale perché la maggior parte degli scultori per la fusione
dei loro busti in bronzo si rivolgevano a fonderie specializzate, al quale
affidavano il loro modello originale in gesso o argilla. Il metodo indiretto:
viene utilizzato quando si desidera riprodurre un busto in bronzo gia realizzato
in altri materiali, eccetto la cera. Lo scultore deve, prima di tutto, fare uno
stampo del busto da riprodurre. Una volta terminato lo stampo, che potrà essere
in gelatina, oppure in gesso composto da più elementi o in caucciù silicone, gli
si colerà dentro la cera. La tecnica della fusione nelle sculture in bronzo: è
da sempre il procedimento più usato dallo scultore per ottenere sculture in
bronzo dalle forme complesse. Questa tecnica possiede svariate modalità
d’applicazione: fusione a sabbia, fusione a cera persa, ecc., ma tutte sono
basate su uno stesso principio generale. Il metallo viene portato in un crogiolo
a temperatura di fusione; una volta raggiunta la liquefazione, esso viene
versato in uno stampo negativo della scultura in bronzo, nel quale
raffreddandosi, si solidifica. In seguito, il metallo viene estratto dallo
stampo per essere rifinito e cesellato a freddo conferendogli la forma della
scultura in bronzo desiderata. Per le sculture in bronzo si distinguono due
metodi di fusione: diretto o indiretto. Per quest’ultimo si tratta di
realizzare delle riproduzioni in bronzo di opere esistenti in altri materiali
(gesso, argilla ecc.) che devono essere prima stampate e poi riprodotte. Nel
metodo diretto la scultura viene realizzata subito in cera, che sarà persa
durante la cottura dello stampo, prima della colata del metallo. Questo processo
dà luogo a esemplari unici di sculture in bronzo. La tecnica indiretta, permette
al contrario, di ottenere più esemplari, a partire dallo stampo dell’opera
originale. La fusione a cera persa: questa tecnica si applica a sculture
complicate, delle quali si desidera ottenere un unico esemplare o un numero
limitato di copie. Il modello di cera viene circondato da uno stampo in
materiale refrattario, poi eliminato in seguito alla fusione. Il metallo fuso è
quindi colato nello stampo e prende il posto di quello della cera. La scultura
in bronzo viene estratta distruggendo lo stampo. La fusione a sabbia: l’impronta
del modello della scultura in bronzo da realizzare viene presa con sabbie
silicoargillose che vengono premute contro di esso in un telaio. Il modello
viene tolto dallo stampo prima di iniziare la colata. La scultura in bronzo
viene sformata con l’inevitabile distruzione dello stampo. Questa tecnica
permette di tirare un gran numero di esemplari. Le tecniche menzionate sono in
uso fin dall’antichità; attualmente si sono aggiunte ad esse nuovi processi di
fusione per le sculture in bronzo. Tra queste sono da tenere in considerazione
La fusione con modelli in polistirene: Il modello per la scultura in bronzo
viene realizzato in polistirene espanso. Viene stampato, sia a sabbia sia a
stampo refrattario, poi il metallo viene colato direttamente senza togliere il
modello. Questo perché il polistirene, al contatto con il metallo fuso, fonde
istantaneamente e si volatilizza. Sia il modello sia lo stampo andranno perduti.
Il processo di “Shaw” (ceramic-shell casting): messa a punto in Gran Bretagna
nel 1938 dai fratelli Shaw. Consiste nell’utilizzare una miscela di silicato di
etile, di acqua e di materiale di refrattario molto fine, per la fabbricazione
dello stampo. La miscela viene colata a più riprese, fino ad uno spessore da 6 a
13 mm. Quindi viene eliminata la cera del modello, scaldando lo stampo che verrà
esposto a fiamma viva per eliminare gli elementi non refrattari. Dopo la
colatura del metallo si otterrà la scultura in bronzo. La fusione in stampi
carapace: consiste nell’utilizzare, per la realizzazione dello stampo, una
sabbia silicea a grana fine, agglomerata con una resina termoinduribile. Lo
stampo, di piccolo spessore, può essere utilizzato per più sculture in bronzo.
La fusione per centrifugazione ed iniezione: processo ideale per piccole
sculture in bronzo che esigono molta precisione. Il metallo viene fuso tramite
induzione (procedimento speciale che combina capi magnetici e rotazione del
crogiolo) poi, quando la temperatura ottimale è raggiunta, viene iniettato nello
stampo. Queste quattro tecniche di fusione sono soprattutto utilizzate
industrialmente ma possono entro certi limiti, essere applicate per le sculture
in bronzo in modo artigianale. La fusione di una statua in bronzo viene fatta in
varie tappe: stampaggio del modello in gesso - tiratura di una copia della
scultura in cera - installazione di un’anima refrattaria - installazione di
condotti d’aria e di getti sulla scultura di cera - realizzazione di uno stampo
in polvere o in sabbia - eliminazione della cera attraverso la fusione in forno;
indurimento nello stampaggio a sabbia - la fusione del bronzo nel crogiolo - la
colata del metallo fuso nello stampo - il raffreddamento - la rifinitura della
scultura in bronzo. Le sculture in bronzo di piccole dimensioni possono essere
colate piene, mentre le sculture in bronzo più grandi saranno vuote per i
seguenti motivi: al fine di ridurre lo spreco del metallo e quindi il costo
della scultura in bronzo - per ridurre il peso della scultura in bronzo - per la
solidità:in effetti una scultura in bronzo vuota è più solida di una equivalente
ma piena - per evitare le alterazioni causate dal ritiro di una massa di metallo
troppo grande. Tecnica della fusione a cera persa delle sculture in bronzo:
Questo processo, che è il più antico, era già conosciuto dagli Egizi. Ne è stato
fatto largo uso durante l’epoca classica greca con una notevole produzione di
statue in bronzo, così come nel Rinascimento italiano. Benvenuto Cellini
racconta nelle sue memorie, come ha colato la scultura in bronzo del Perseo nel
suo studio. Questo caso è probabilmente eccezionale perché la maggior parte
degli scultori per la fusione delle loro sculture in bronzo si rivolgevano a
fonderie. La tecnica dei bassorilievi in marmo: Il marmo è da sempre il
materiale prediletto dagli scultori. La resistenza fisica, il peso e l'aspetto
seducente di numerosi marmi hanno deposto a loro favore in ogni epoca. La
scultura in marmo è servita a magnificare le diverse civiltà che si sono
succedute fin dall'antichità. Sono disponibili numerose varietà di marmi. Per
quel che concerne la scelta del marmo per un bassorilievo, si deve tener conto
della disponibilità del mercato, del prezzo, della durezza, della resistenza
alle intemperie e dello scopo artistico da perseguire. Il marmo è un materiale
che richiede molta pazienza nella lavorazione e forza fisica. Il marmo, a
seconda della sua durezza, permette una lavorazione del bassorilievo più o meno
scavato o forme raccolte, sintetiche e massicce. La forma originale del blocco
determina la scelta della bassorilievo in marmo. I ripensamenti non sono ammessi
ciò che è stato tolto lo è definitivamente dal bassorilievo di marmo. Lo
scultore può iniziare il lavoro partendo da un blocco irregolare. Dopo averlo
scelto adatto alla forma del bassorilievo da realizzare può iniziare a scolpire.
Inizialmente vengono liberate le forme generali del bassorilievo in marmo.
Quando sono state tolte le grandi masse, non è più possibile introdurre grosse
modifiche al bassorilievo in marmo da realizzare. Il marmo sarà tolto a strati,
sino ad ottenere il bassorilievo desiderato. Il metodo è lento e piuttosto
faticoso dal lato fisico, specialmente se il marmo è molto duro, ma è una delle
esperienze che più arricchisce un artista. Prima di sgrossare è meglio disegnare
sul blocco la forma del futuro bassorilievo in marmo. Per la fase di sbozzo
vengono usati flessibile, schiantino, mazzetta pesante e grosse punte, le quali
vengono vibrate con un'angolazione diritta rispetto alla superficie dei
bassorilievi in marmo. Per la sgrossatura, le punte più fini sono utilizzate con
un angolo di circa 45 gradi. La forma finale del bassorilievo in marmo può
essere avvicinata fin a mezzo centimetro con le gradine e le punte. Gli
scalpelli piatti saranno usati per raccordare i piani e rifinire il bassorilievo
in marmo, tenendo una posizione molto inclinata. Si usano poi carte e altri
abrasivi per la levigatura e lucidatura del bassorilievo in marmo. Alcuni
scultori utilizzano solo la punta per tutta la durata della realizzazione del
bassorilievo in marmo. Alcune parti della superficie dell'opera possono essere
lasciate ruvide mantenendo la traccia dell'utensile usato (gradina, punta, ecc.)
conferendo al bassorilievo in marmo tonalità differenti.. La tecnica dei busti
in marmo: Il marmo è da sempre il materiale prediletto dagli scultori. La
resistenza fisica, il peso e l'aspetto seducente di numerosi marmi hanno deposto
a loro favore in ogni epoca. La scultura in marmo è servita a magnificare le
diverse civiltà che si sono succedute fin dall'antichità. Sono disponibili
numerose varietà di marmi. Per quel che concerne la scelta del marmo per un
busto, si deve tener conto della disponibilità del mercato, del prezzo, della
durezza, della resistenza alle intemperie e dello scopo artistico da perseguire.
Il marmo è un materiale che richiede molta pazienza nella lavorazione e forza
fisica. Il marmo, a seconda della sua durezza, permette una lavorazione del
busto più o meno scavata o forme raccolte, sintetiche e massicce. La forma
originale del blocco determina la scelta della busto in marmo. I ripensamenti
non sono ammessi ciò che è stato tolto lo è definitivamente dal busto di marmo.
Lo scultore può iniziare il lavoro partendo da un blocco irregolare. Dopo averlo
scelto adatto alla forma del busto da realizzare può iniziare a scolpire.
Inizialmente vengono liberate le forme generali del busto in marmo. Quando sono
state tolte le grandi masse, non è più possibile introdurre grosse modifiche al
busto in marmo da realizzare. Il marmo sarà tolto a strati, sino ad ottenere il
busto desiderato. Il metodo è lento e piuttosto faticoso dal lato fisico,
specialmente se il marmo è molto duro, ma è una delle esperienze che più
arricchisce un artista. Prima di sgrossare è meglio disegnare sul blocco la
forma del futuro busto in marmo. Per la fase di sbozzo vengono usati flessibile,
schiantino, mazzetta pesante e grosse punte, le quali vengono vibrate con
un'angolazione diritta rispetto alla superficie del busto in marmo. Per la
sgrossatura, le punte più fini sono utilizzate con un angolo di circa 45 gradi.
La forma finale del busto in marmo può essere avvicinata fin a mezzo centimetro
con le gradine e le punte. Gli scalpelli piatti saranno usati per raccordare i
piani e rifinire il busto in marmo, tenendo una posizione molto inclinata. Si
usano poi carte e altri abrasivi per la levigatura e lucidatura del busto in
marmo. Alcuni scultori utilizzano solo la punta per tutta la durata della
realizzazione del busto in marmo. Alcune parti della superficie dell'opera
possono essere lasciate ruvide mantenendo la traccia dell'utensile usato
(gradina, punta, ecc.) conferendo al busto in marmo tonalità differenti. La
tecnica delle statue in marmo: Il marmo è da sempre il materiale prediletto
dagli scultori. La resistenza fisica, il peso e l'aspetto seducente di numerosi
marmi hanno deposto a loro favore in ogni epoca. Le statue in marmo sono servite
a magnificare le diverse civiltà che si sono succedute fin dall'antichità. Sono
disponibili numerose varietà di marmi. Per quel che concerne la scelta del marmo
per una statua, si deve tener conto della disponibilità del mercato, del prezzo,
della durezza, della resistenza alle intemperie e dello scopo artistico da
perseguire. Il marmo è un materiale che richiede molta pazienza nella
lavorazione e forza fisica. Il marmo, a seconda della sua durezza, permette una
lavorazione delle statue più o meno scavata o forme raccolte, sintetiche e
massicce. La forma originale del blocco determina la scelta della statua in
marmo. I ripensamenti non sono ammessi ciò che è stato tolto lo è
definitivamente dalla statua di marmo. Lo scultore può iniziare il lavoro
partendo da un blocco irregolare. Dopo averlo scelto adatto alla forma della
statua da realizzare può iniziare a scolpire. Inizialmente vengono liberate le
forme generali della statua in marmo. Quando sono state tolte le grandi masse,
non è più possibile introdurre grosse modifiche alla statua in marmo da
realizzare. Il marmo sarà tolto a strati, sino ad ottenere la statua desiderata.
Il metodo è lento e piuttosto faticoso dal lato fisico, specialmente se il marmo
è molto duro, ma è una delle esperienze che più arricchisce un artista. Prima di
sgrossare è meglio disegnare sul blocco la forma della futura statua in marmo.
Per la fase di sbozzo vengono usati flessibile, schiantino, mazzetta pesante e
grosse punte, le quali vengono vibrate con un'angolazione diritta rispetto alla
superficie della statua in marmo. Per la sgrossatura, le punte più fini sono
utilizzate con un angolo di circa 45 gradi. La forma finale della statua in
marmo può essere avvicinata fin a mezzo centimetro con le gradine e le punte.
Gli scalpelli piatti saranno usati per raccordare i piani e rifinire la statua
in marmo, tenendo una posizione molto inclinata. Si usano poi carte e altri
abrasivi per la levigatura e lucidatura della statua in marmo. Alcuni scultori
utilizzano solo la punta per tutta la durata della realizzazione della statua in
marmo. Alcune parti della superficie dell'opera possono essere lasciate ruvide
mantenendo la traccia dell'utensile usato (gradina, punta, ecc.) conferendo alla
statua in marmo tonalità differenti. La tecnica della scultura in marmo: Il
marmo è da sempre il materiale prediletto dagli scultori. La resistenza fisica,
il peso e l'aspetto seducente di numerosi marmi hanno deposto a loro favore in
ogni epoca. La scultura in marmo è servita a magnificare le diverse civiltà che
si sono succedute fin dall'antichità. Sono disponibili numerose varietà di
marmi. Per quel che concerne la scelta del marmo per una scultura, si deve tener
conto della disponibilità del mercato, del prezzo, della durezza, della
resistenza alle intemperie e dello scopo artistico da perseguire. Il marmo è un
materiale che richiede molta pazienza nella lavorazione e forza fisica. Il
marmo, a seconda della sua durezza, permette una lavorazione della scultura più
o meno scavata o forme raccolte, sintetiche e massicce. La forma originale del
blocco determina la scelta della scultura in marmo. I ripensamenti non sono
ammessi ciò che è stato tolto lo è definitivamente dalla scultura di marmo. Lo
scultore può iniziare il lavoro partendo da un blocco irregolare. Dopo averlo
scelto adatto alla forma della scultura da realizzare può iniziare a scolpire.
Inizialmente vengono liberate le forme generali della scultura in marmo. Quando
sono state tolte le grandi masse, non è più possibile introdurre grosse
modifiche alla scultura in marmo da realizzare. Il marmo sarà tolto a strati,
sino ad ottenere la scultura desiderata. Il metodo è lento e piuttosto faticoso
dal lato fisico, specialmente se il marmo è molto duro, ma è una delle
esperienze che più arricchisce un artista. Prima di sgrossare è meglio disegnare
sul blocco la forma della futura scultura in marmo. Per la fase di sbozzo
vengono usati flessibile, schiantino, mazzetta pesante e grosse punte, le quali
vengono vibrate con un'angolazione diritta rispetto alla superficie della
scultura in marmo. Per la sgrossatura, le punte più fini sono utilizzate con un
angolo di circa 45 gradi. La forma finale della scultura in marmo può essere
avvicinata fin a mezzo centimetro con le gradine e le punte. Gli scalpelli
piatti saranno usati per raccordare i piani e rifinire la scultura in marmo,
tenendo una posizione molto inclinata. Si usano poi carte e altri abrasivi per
la levigatura e lucidatura della scultura in marmo. Alcuni scultori utilizzano
solo la punta per tutta la durata della realizzazione della scultura in marmo.
Alcune parti della superficie dell'opera possono essere lasciate ruvide
mantenendo la traccia dell'utensile usato (gradina, punta, ecc.) conferendo alla
scultura in marmo tonalità differenti. La scultura le sculture: Lo scultore
converte la materia in oggetti che sembrano vivere di vita propria, mettendo in
opera ciò che gli uomini hanno considerato per secoli un potere creativo quasi
divino; e fin dalle epoche antichissime quella scintilla di vita ha fatto della
scultura il bersaglio delle armate conquistatrici e dei fanatici seguaci delle
nuove religioni, che volevano distruggere o deturpare le sculture e le statue
degli antichi capi e dei. Oggi invece siamo propensi a considerare le sculture
come oggetti artistici piuttosto che come presenze vive. I colori realistici, le
pietre preziose, le dorature, e anche le vesti che ornavano le sculture fino al
XVI secolo sono scomparsi, ma la solidità dei materiali da cui erano ricavate le
sculture ci ha conservato una delle documentazioni visive più complete del
passato: abbiamo infatti una relativa abbondanza di sculture greche e sculture
romane, mentre i dipinti sono per la maggior parte spariti. In tempi recenti gli
scultori hanno messo in risalto la scultura in legno, la scultura in terracotta,
la scultura in diversi metalli e la scultura in svariati marmi e pietre,
contribuendo a sottolineare altri aspetti importanti del fascino della scultura.
Auguste Rodin, uno dei più grandi scultori moderni, definì esattamente, anche se
con poca eleganza, la scultura chiamandola l'arte "del buco e della massa".
Questa espressione vuole significare che la scultura richiede più di ogni altra
arte, all'infuori dell'architettura, una forma solida (la "massa") e l'esatto
rapporto di questa con lo spazio (il "buco") la scultura infatti "occupa"spazio
proprio come noi. La vitalità della scultura determina la scelta del materiale
da parte dello scultore e gli usi cui egli destina la scultura stessa. La
scultura a tutto tondo. Unico fra gli uomini, lo scultore ha il potere di
eseguire un'opera d'arte che sembra possedere una personalità, un'identità
propria, addirittura una vita a se. Una scultura fa parte del mondo
tridimensionale, caratteristica che non possono avere i dipinti; questa virtù
particolare delle figure scolpite ci aiuta a capire la leggenda greca dello
scultore Pigmalione, il quale modellò la scultura di una donna così bella che se
ne innamorò, e tanto perdutamente che Venere donò alla scultura la vita. La
sensazione che le immagini scolpite abbiano una specie di potente vitalità
indusse probabilmente gli uomini preistorici a creare le prime sculture a
tuttotondo conosciute: gli amuleti o talismani, ciondoli con poteri magici da
tenere addosso. Anche in tempi più recenti piccole sculture portatili continuano
ad essere considerate "protettive": il crocifisso ne è un esempio cristiano,
mentre i Cinesi e gli Indiani hanno piccole sculture di Buddha. I cristiani
chiariscono subito che il crocifisso è il memento di una persona (Gesù Cristo),
di un avvenimento (la crocifissione)e di un concetto(la redenzione) e non ha
poteri magici, ma tali piccole sculture hanno pur sempre una specie di potere
che deriva loro dal rappresentare credenze o divinità, e la loro indipendenza
tridimensionale da altri oggetti, congiunta alle piccole dimensioni della
scultura, mette una persona in grado di vivere a stretto contatto con codeste
sculture. La scintilla di vita insita nella scultura ha indotto gli artisti a
creare immagini protettrici delle anime dei defunti: gli esempi più celebri di
questo tipo di scultura sono le figure trovate nelle tombe egizie. La scultura
ha avuto inoltre impiego nella commemorazione dei grandi uomini e degli eroi: le
pose simboliche e i costumi delle sculture suggeriscono attributi personali; un
simbolo in particolare è in uso fin dal tempo della scultura greca e della
scultura romana, il cavallo: la figura che fa parte di un monumento equestre
acquista infatti in dignità per la posizione di predominio che lo stare in alto
sul cavallo conferisce alla scultura. Gipsoteca: Questa parola composta deriva
dal greco gesso e teca e significa raccolta di riproduzioni in gesso di opere di
scultura, di parti architettoniche di reperti archeologici. La gipsoteca ha una
grande importanza documentaria, didattica, di raccolta e divulgativa; la
gipsoteca raccoglie arte classica, arte greca, romana, nella gipsoteca ci sono
opere in tuttotondo : statue e busti ma anche bassorilievi ed altorilievi. La
gipsoteca raccoglie arte egizia, arte medievale, arte neoclassica,
rinascimentale, barocca, liberty. La gipsoteca essendo una raccolta di
riproduzioni di opere d'arte in gesso, che è un materiale dai costi contenuti
consente a tutti di poter avere una riproduzione di Michelangelo, Donatello,
Verrocchio ecc. La gipsoteca oltre ad essere una raccolta di positivi in gesso,
è un a raccolta di negativi di opre di scultura: stampi. Già gli Egizi usavano
il gesso come materiale da stampaggio: utilizzavano, come modelli per le loro
sculture, degli stampi in gesso di volti o altre parti del corpo umano. Sono
state ritrovate maschere del genere a El-Amarna, realizzate all'incirca attorno
al 1370 a.C. Il primo esempio conosciuto di una maschera simile è quella
scoperta a Saqquara. E' la maschera di re Teti, della VI dinastia, morto nel
2400 a.C. In seguito i greci hanno utilizzato il gesso per stampi negativi di
statue non per vere e proprie gipsoteche ma per la fusione delle statue. Durante
il periodo romano è stato utilizzato per stampare le famose maschere mortuarie
degli avi, conservate gelosamente come piccole gipsoteche dagli sbozzatori del
periodo. Il gesso è utilizzato in gipsoteca per stampi e positivi per le sue
caratteristiche: acquisisce una consistenza cremosa dopo l'impasto e rimane
malleabile per un po' di tempo, prima che secchi; quando è allo stato di crema
liquida, può essere steso su superfici, delle quali sposa fedelmente i rilievi
prima di indurire. Il gesso si reperisce con facilità ed il suo prezzo è modico,
si prepara facilmente in poco tempo, si dilata lievemente all'impasto e colma
bene gli stampi e può essere ritoccato facilmente. Per questo un' opera di
gipsoteca artistica è accessibile a tutte le tasche.